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Anche nei momenti più bui della storia dell’umanità, ci sono uomini che sfidano le tenebre tenendo acceso il lume della fede e della speranza. È accaduto anche in Italia, negli anni tra il 1930 e il 1944. Josef Mayr-Nusser è un cittadino italiano di lingua e cultura tedesca. Nasce nel 1910 a Bolzano da una famiglia di contadini di profonda fede e cresce educato all’insegnamento cristiano e all’amore verso il prossimo. Di professione impiegato, diventa presidente dei giovani dell’Azione Cattolica della Diocesi di Trento e costituisce nella città natale una Conferenza di San Vincenzo.

Durante l’avvento del nazionalsocialismo, si esprime a favore dei Dableiber, quei cittadini che, invitati a trasferirsi nei territori sotto il controllo della Germania, scelgono di non abbandonare la propria terra. Mayr-Nusser rifiuta di firmare la dichiarazione e cerca di convincere amici e conoscenti a non allontanarsi dal luogo di nascita. In lui abitano fiducia nel messaggio evangelico e coraggio di schierarsi da una parte ben precisa, ma anche un’estrema responsabilità di uomo e cittadino, consapevole di rischiare la propria vita per testimoniare la verità di Cristo. In assoluto silenzio e solitudine, sorretto dalla fede e dalla fiducia in un futuro di riscatto e felicità, affronta un apparato burocratico-militare inumano.

Man mano che l’ideologia nazista si diffonde e ottiene consensi in tutti gli strati della popolazione, Mayr-Nusser continua a manifestare apertamente solidarietà e fratellanza verso i propri vicini, impegnandosi, nella propria quotidianità e nella vita di Conferenza, a contrastare con tutte le forze il nascere e il sedimentarsi di teorie contrarie all’insegnamento del Vangelo.

Fin dagli anni '30 si esprime pubblicamente, attraverso scritti e discorsi, contro gli effetti deleteri del pensiero nazista sulla vita comunitaria e sulla salute della Chiesa. Davanti alla cecità o all’indifferenza altrui, grida senza vergogna per svegliare le coscienze assopite. “Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace. Né la spada, né la forza, né finanze, né capacità intellettuali, niente di tutto ciò ci è posto come condizione imprescindibile per erigere il regno di Cristo sulla terra. È una cosa ben più modesta e allo stesso tempo ben più importante che il Signore ci chiede: dare testimonianza".
Mayr-Nusser desidera promuovere e offrire l'etica cristiana come dono salvifico in risposta all’amarezza storica del proprio tempo. La fede in Cristo non può accompagnarsi in alcun modo al sostegno del  sistema nazista, dove anzi illuminare le generazioni più giovani di una luce autentica, capace di indicare la strada per un futuro di condivisione e di pace. Per il giovane vincenziano, questo netto chiarore avrebbe certamente sconfitto la pallida illusione di un culto fondato sull’incondizionata obbedienza a un capo e sulla sopraffazione del più debole a beneficio del più forte.

Mayr-Nusser riflette sull’ incompatibilità fra totalitarismo e professione cristiana, cerca di analizzare il contesto socio-politico che ha fatto attecchire il bacillo nazionalsocialista. Assieme ad alcuni amici organizza un gruppo di resistenza sudtirolese, l’Andreas Hofer Bund (Lega Andreas Hofer), con l’obiettivo di ostacolare la propaganda nazista nel Sudtirolo e di stabilire contatti con la resistenza austriaca e con i servizi segreti inglesi. consensi.

Nel settembre 1944 viene arruolato forzatamente nelle SS e costretto a partire su un treno per raggiungere  una caserma di addestramento nella Prussia occidentale. Il 4 ottobre dello stesso anno, assieme a una trentina di giovani reclute delle SS, è invitato a recitare il giuramento nazista. Senza pensarci due volte, Josef si fa avanti ed esprime con estrema fermezza il proprio rifiuto, sostenuto da una fede vissuta con coerenza. Il gesto di disobbedienza non può essere tollerato, tanto più che rischia di minare la solidità dell’indottrinamento totalitario: i nazisti lo arrestano immediatamente, lo processano e lo condannano a morte. Nel febbraio del 1945 viene rinchiuso in un vagone ferroviario con destinazione Dachau. I giorni di viaggio trascorsi al gelo, in terribili condizioni igieniche, e un periodo di detenzione nel campo di sterminio di Buchenwald lo indeboliscono nel corpo e nella mente. Josef Mayr-Nusser muore di stenti il 24 febbraio 1945. Ha soltanto trentacinque anni, lascia la moglie Hildegard e il figlio Albert, di appena un anno.

Il suo sacrificio, di uomo, di credente, di vincenziano, indica la centralità della testimonianza come annuncio di una parola e di un messaggio che, superando le storture della storia, le debolezze personali e le miserie sociali, tentano di costruire - con abnegazione, sacrificio, amore per gli altri - già sulla terra le basi per avvicinarsi al regno di Dio.

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