Sei qui: Incontro milanese

Cielo grigio, giornata piovosa. Niente di meglio da fare in questa fredda domenica di gennaio che andare a Milano. Non per turismo, in visita al Duomo o al Castello Sforzesco. E nemmeno per curiosare nell’impazzito trambusto della caccia ai saldi nel quadrilatero della moda. Anziché il centro con i suoi bei palazzi e la vivacità del commercio, noi scegliamo l’estrema periferia sud-est della città. Quartiere Corvetto, via Cortina D’Ampezzo. Nulla che ricordi però le vette incontaminate della rinomata località montana. E allora che perché tre elementi della neonata conferenza giovani della San Vincenzo di Brescia  sono finiti in questa strada chiusa circondata da campi incolti, casine in rovina e fabbrichette dismesse? Per trovare risposta bisogna leggere attentamente le targhette del citofono al civico numero 15. Una scritta come le altre, priva di enfasi grafiche. Si scopre così che troviamo davanti alla sede del Consiglio Regionale della San Vincenzo lombarda Un edificio anonimo che risponde all’invito di Ozanam di non farsi vedere ma di lasciarsi vedere. Qui, così come all’interno, nessuna apparenza, solo essenza.

Per quale motivo siamo qui? Perché è previsto un incontro con tutti i ragazzi che in Lombardia operano in una Conferenza o sono impegnati in attività di volontariato promosse dalla San Vincenzo. A coordinare l’appuntamento c’è padre Francesco Gonella, consigliere spirituale per il nord Italia della gioventù vincenziana. Riuniti attorno a un cerchio di sedie ci sono quattro ragazzi della Conferenza giovani di Cremona, altrettanti coetanei di un gruppo di volontariato di Cesano Maderno, un ragazzo di Bergamo in cerca di casa dopo lo scioglimento della Conferenza giovani cittadina. E noi tre in rappresentanza dei nostri confratelli bresciani. Dopo le presentazioni di rito, la parola passa a  vincenziano di Cassano d’Adda da oltre quarant’anni in San Vincenzo. Il suo discorso ha voluto presentarci il ruolo attuale del vincenziano nella società, visto alla luce della vicenda umana e storica di Federico Ozanam.

Padre Francesco non è tipo da lunghi monologhi, preferisce offrire spunti di riflessione attraverso piccole narrazioni, esempi, immagini. Al centro del suo intervento c’è la strada cristiana del sacrificio e della scelta consapevole di farsi “agnello di Dio”, disposti a compiere un percorso di rinuncia mondana e di accoglienza del messaggio evangelico.   Il quadro che ben rappresenta questa visione è la “Trinità”, del monaco ortodosso russo Andrej Roublëv, uno dei massimi pittori di icone. Dall’analisi simbolica della figura, spicca un chiaro messaggio: non sottrarsi alle proprie responsabilità e accettare il calice che ci viene posto, anche se il suo contenuto dovesse essere estremamente amaro. E il donare tempo, competenze e energie a servizio degli altri ben si accorda con l’insegnamento all’impegno per il bene del prossimo.

 

2 commenti

  • Inviato 3 anni fa

    sono vincenziano da circa tre anni del gruppo di edolo impegnarto nel sociale in varie associazioni,se lo spirito ci assiste ,sostenuti da tante persone sensibili e generose proseguiremo nel sostegno materiale morale verso chi ha bisogno di aiuto!!!!

    di martino on 4 gennaio 2015 4:46 pm | Rispondi
    • Alberto Gipponi
      Inviato 3 anni fa

      Caro Martino, ti ringraziamo infinitamente per le belle parole e per il cammino di carità che porti avanti insieme a noi! Davvero grazie!

      di Alberto Gipponi on 21 aprile 2015 12:43 pm | Rispondi

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