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Archivio Notizie

Lione, città che per tutti i vincenziani del mondo rappresenta un punto di partenza. Luogo d'origine della famiglia di Federico Ozanam e ambiente in cui il futuro fondatore della Società San Vincenzo de Paoli crebbe scolasticamente, culturalmente e spiritualmente prima di trasferirsi per studio e lavoro a Parigi. Venne battezzato nella centralissima chiesa gotica di Saint-Nizier e frequentò il Collegio Reale. Tra Rodano e Saona affrontò le primi crisi di vocazione e maturò la decisione di raggiungere la capitale per realizzare il sogno della carriera universitaria e rispondere a una chiamata ben più importante: quella a servizio dei più poveri.

Luogo da cui tutto ebbe origine, Lione torna talvolta ad essere anche punto di arrivo e di approdo. Lo è stato per i vincenziani dell'area Europa 1 che dal 13 al 15 novembre scorso si sono dati appuntamento nella terza città di Francia partecipare all'incontro formativo annuale aperto ai presidenti dei Consigli Nazionali e ai delegati giovani, presenti in rappresentanza della popolazione vincenziana con meno di 35 anni di età aderente a Conferenze tradizionali o a specifiche Conferenze giovanili. Obiettivo principale del meeting, ospitato nelle sale del Centro San Giovanni Bosco (dalle cui finestre si abbraccia con lo sguardo l'intera architettura urbana), quello di condividere le esperienze e le difficoltà del cammino annuale, con particolare attenzione al tema quantomai strategico della comunicazione interna ed esterna e della promozione. Accolti dal belga Adrien De Vreese, Coordinatore nazionale giovani e responsabile logistico, i rappresentanti vincenziani sono arrivati, oltre che dalla Francia e dall'Italia , da Spagna, Austria, Svizzera, Germania, Inghilterra, Scozia e Irlanda. In tutto una cinquantina di persone, tra cui una decina di giovani d'età compresa tra i 18 e i 35 anni. Brescia non ha ovviamente giocato un ruolo marginale, con la bresciana Claudia Gorno a rappresentare in qualità di presidente nazionale le innumerevoli espressioni del volontariato e dell'attivismo vincenziani nella Penisola.

I partecipanti sono stati salutati dal presidente della Confederazione Internazionale della San Vincenzo, il singaporeano Michael Thio, che li ha invitati a "continuare a considerare i poveri come le uniche figure capaci di suscitare un cambiamento di cuore e un percorso di continua crescita spirituale". L'appello lanciato dal numero riguarda il coraggio servire la società senza timore per gli scogli del presente e l'audacia di prendere decisioni in grado di sconfiggere sfiducia e timori. Interpretando il carisma vincenziano secondo le cinque virtù essenziali: semplicità, umiltà, mitezza, zelo e santità. I francesi padroni di casa, talmente convinti del potere della comunicazione da aver arruolato una squadra di esperti di web, grafica e pubblicità, sono partiti da un evento simbolico della tradizione vincenziana transalpina "Le rencontre Nationale du Partage", per mettere in rilievo la necessità di "lasciarsi evangelizzare dei poveri, di prestare attenzione ai bisogni e desideri di chi si sostiene e di permettere all'assistito di sviluppare potenzialità e umanità proprie. Sia esso senzatetto, carcerato, disoccupato o vittima di qualsiasi forma di dipendenza.

Dal punto di vista comunicativo, la San Vincenzo francese ha sviluppato un sito internet attrattivo in grado di porre l'accento sull'appello al dono per la raccolta fondi, sulla costante ricerca di nuovi volontari e sull'interazione con le modalità di diffusione di messaggi attraverso le reti sociali. Anche paesi anglosassoni come Inghilterra e Scozia hanno puntato su un approccio più tecnologico- Alla luce di quanto emerso nel corso delle due giornate di incontro, la comunicazione digitale non può comunque rimpiazzare la relazione faccia a faccia con i membri della stessa Conferenza o con i confratelli dello stesso Consiglio Centrale.

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Fino agli inizi del Novecento niente esisteva dell'odierno quartiere della Pavoniana: solo campi coltivati dai contadini che abitavano nelle cascine sparpagliate e sentieri sterrati che conducevano verso il Mella. Nella piccola cappella votiva di Sant'Eustacchio, che dava il suo nome alla borgata, la ristretta comunità di fedeli si riuniva per perpetuare un culto risalente al Cinquecento. La trasformazione dell'intera area inizia con la costruzione di una scuola elementare, di alcuni stabilimenti industriali e delle prime case popolari.

La chiesa dedicata al Beato Ludovico Pavoni viene innalzata tra il 1928 e il 1929, diventando ufficialmente parrocchia solo nel 1940. Cinque anni prima, quando la zona antistante al sagrato era ancora occupata da prati incolti ed erbacce e il vicino centro storico sembrava lontano migliaia di chilometri, il messaggio di carità di San Vincenzo De Paoli e di Federico Ozanam mette radici nel tessuto sociale. Fondata nel 1935 grazie all'impegno della signora Ardesi, prima presidente ed entusiasta animatrice di un gruppo affiatato di consorelle, la Conferenza Santa Maria Immacolata inizia a collaborare con i Padri Pavoniani nell'ascolto delle esigenze dei parrocchiani più disagiati: nei primi tempi, i solidi rapporti di vicinato aiutano ad "intercettare" situazioni drammatiche, sanate attraverso collette solidali e disponibilità all'ascolto. Negli anni del boom economico sono tante le famiglie, operaie e disoccupate, che bussano alla porta della Conferenza in cerca di una speranza.

Guidate dalla ventennale presidenza dell'infaticabile Rina Costa, le vincenziane si autofinanziano per riuscire a dare risposte concrete e non solo di natura strettamente monetaria: anziché consegnare soldi, le volontarie prendono accordi con ditte locali per offrire anche ai bambini più indigenti i tanto attesi doni di Santa Lucia e di Natale; istituiscono inoltre dei buoni spesa, saldati poi personalmente, per consentire acquisti nelle botteghe del quartiere.

La conformazione sociale muta rapidamente, i rapporti sociali si raffreddano e diventa sempre più complesso riuscire a entrare in relazione con quanti, chiusi in un imbarazzato silenzio, vorrebbero un aiuto per uscire dal tunnel della miseria. La presidenza di Angela Rizzini, maestra elementare alla Corridoni, riesce negli anni Duemila a mettere nuovamente in contatto gli ambienti della formazione e della famiglia con i recettori parrocchiali. La Conferenza provvede al pagamento di rette scolastiche, libri di studio, materiale didattico e abbonamenti del trasporto pubblico, organizzando anche corsi di doposcuola per il sostegno agli alunni con lacune o in difficoltà. Il 70enne Guido Corini è l'attuale presidente, primus inter pares rispetto agli altri sei membri operativi. Alla guida da sette anni e vincenziano da oltre dieci, della sua Conferenza ama sottolineare il profondo radicamento nella realtà territoriale e la "perfetta simbiosi con le dinamiche parrocchiali " e con le attività promosse da padre Walter Mattevi.

La recente raccolta alimentare allestita sul sagrato della chiesa (l'altra si svolge in primavera) si è conclusa nei giorni scorsi con quasi 1500 kg di alimenti a lunga scadenza donati. Le confezioni di biscotti e cibo per l'infanzia, pasta, olio e prodotti in scatola verranno donate alle oltre 40 famiglie attualmente seguite, contribuendo al sostentamento di almeno 140 persone. La generosità dei parrocchiani non si è fatta desiderare: "In una busta anonima abbiamo trovato duecento euro in contanti. Significa che le persone credono nei progetti che portiamo avanti", precisa Corini. Ogni lunedì mattina, dalle 10 a mezzogiorno, il centro d'ascolto ospitato nei locali dell'oratorio raccoglie i bisogni di italiani e stranieri, entrambi colpiti dalla perdita del posto di lavoro o dal dramma della disoccupazione. "È il problema centrale, che non permette mai emancipazione. Raramente abbiamo visto una famiglia uscire dalla povertà. Pur non essendo ovviamente un'agenzia di collocamento, cerchiamo comunque di mettere in contatto la domanda con delle possibili offerte". Elemento cardine dell'operato rimane la visita all'abitazione delle persone seguite, anche se Corini si rammarica di non riuscire a dare piena realizzazione a questa prerogativa. "Solo l'andare a trovare chi ha bisogno nel posto dove abita permette la costruzione di un legame di empatia e di fiducia.

Purtroppo però abitudini differenti e una certa diffidenza ostacolano lo sviluppo di queste relazioni". Così intimamente legato alla vita e all'opera di Ludovico Pavoni, il lungo percorso della Conferenza non sembra però arrestarsi davanti alle sfide del presente. Una su tutte la capacità di attrarre e coinvolgere i giovani: li cerchiamo soprattutto in parrocchia, dove ci sono già tanti gruppi di azione, e non perdiamo occasione per farci conoscere. "Capisco che i ragazzi abbiano poco tempo rispetto ai pensionati, ma un'ora o due di aiuto alla settimana sarebbe più che sufficiente", sogna il presidente. Alla Pavoniana però nessuno si arrende davanti alle statistiche anagrafiche. "Il messaggio di Ozanam che lanciamo ai giovani invita a impegnarsi in prima persona per il bene del prossimo e ricorda che senza la carità concreta la fede  è una qualità piuttosto vana".

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Paragonati a una storia di accoglienza che getta le radici al tramonto del diciannovesimo secolo, vent'anni di vita sembrano poca cosa da celebrare. Tanta è la differenza di età che si frappone tra l'antichissimo dormitorio maschile San Vincenzo di Contrada Sant'Urbano, fondato la notte di natale del 1899, e la giovane struttura di accoglienza femminile Casa Ozanam di via Gabriele Rosa, istituita a pochi passi di distanza per volontà dell'Associazione Dormitorio nel settembre 1995. I figli minori, però, hanno bisogno di maggiori attenzioni e premure, e suscitano nei genitori un affetto protettivo e un pizzico di orgoglio in più per i passi compiuti nella crescita.

Guidata da questo spirito materno la famiglia della San Vincenzo bresciana, presieduta da Giuseppe Milanesi, ha festeggiato il compleanno di una "casa" diventata ormai punto di riferimento per donne, sole o con figli minori, vittime della violenza di un uomo, della malattia, della povertà. Impronta distintiva della festa, realizzata in collaborazione con la Pinacoteca dell'età evolutiva di Rezzato, il coinvolgimento diretto della città e dei suoi abitanti, nonché dei passanti che si sono trovati a transitare per la ripida scalinata che da via dei Musei conduce al Castello: un modo per uscire dalle mura dell'indifferenza e incontrare quanti passano distratti senza soffermarsi. Da leggere sia come participio che come esortazione al modo imperativo, l'installazione "Affacciati", concepita dall'artista verolese Armida Gandini, ha impreziosito la salita di via Gabriele Rosa con lenzuola riciclate e decorate, suggerendo una metafora visuale che sintetizza la dimensione abitativa e relazionale del dormitorio, invitando così i passanti ad affacciarsi per scoprire le esistenze che lo abitano.

Contemporaneamente, nella vicina sala dell'oratorio de Duomo, è stata allestita la mostra "Pennelli che passione", esposizione di acquarelli e tempere dipinti dai bambini di tutto il mondo a partire dagli anni Cinquanta appartenenti alla collezione PinAc. Venerdì 25 settembre, alle 18, davanti all'ingresso di Casa Ozanam, si è svolta l'anteprima della performance teatrale "Album di Famiglia": accompagnate da musica in sottofondo e sostenute da una scenografia essenziale, quattro donne ospiti hanno raccontato frammenti dolorosi del proprio vissuto, ripercorrendo quei momenti dell'infanzia, dell'adolescenza e dell'età adulta elaborati in precedenza nel corso di un workshop artistico. Il sabato successivo il cortile del dormitorio maschile ha accolto ospiti, ex ospiti e volontari per un banchetto, rigorosamente a base di spiedo, offerto dall'Associazione Amici del braciere. Sono poi seguiti balli e canti con karaoke, giochi per bambini e uno spettacolo dii cartomanzia. Domenica 27, alle 17.30, lo spettacolo "Album di famiglia" è stato riproposto per l'intera cittadinanza. Alle 19, nella sottostante chiesa di Santa Maria della Carità, monsignor Federico Pellegrini ha infine celebrato la Santa messa, per ricordare i vent'anni di Casa Ozanam e la concomitante festività di San Vincenzo.

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