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Autoritratti al femminile

Per celebrare la Giornata Internazionale della donna, lo scorso 8 marzo l’Associazione Dormitorio San Vincenzo de Paoli e la casa di accoglienza femminile “Casa Ozanam” di Brescia hanno ospitato nella sede di via Gabriele Rosa un’anteprima di “Self Portraits”, esposizione di autoritratti in forma cartacea realizzati a mano.

Lavorando per oltre un mese con frequenza di due volte alla settimana, sei donne accolte all’interno della struttura hanno realizzato variopinte opere d’arte che raccontano la propria storia, un passato complesso, un presente alla ricerca di equilibrio, un futuro da ri-progettare giorno dopo giorno.

L’iniziativa si basa su un’idea di Arte come terapia, di creatività come mezzo per elaborare e comunicare emozioni. Le artiste-terapeute che hanno coordinato i lavori sono la venticinquenne bresciana Erica Linetti e la trevigliese Alessia Gusmini, entrambe iscritte al Corso di laurea specialistica in “Teoria e pratica della terapeutica artistica” dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Le due studentesse non sono però nuove a questi progetti, avendo già svolto laboratori artistici in collaborazione con l’ospedale Fatebenefratelli di Milano e l’Ente Nazionale Sordi di Pavia.

Tale progetto non mira né a curare né a intrattenere, come se si trattasse di una medicina da somministrare o di un passatempo mattutino, ma a valorizzare la libera manifestazione dell’espressività del singolo per far emergere situazioni di sofferenza nascoste o rimosse. A fronte di una condizione esistenziale continuamente minacciata da un passato doloroso, si fa quindi leva sull’immaginazione e sulla fantasia per sconfiggere timori e percezioni di inadeguatezza, per ritornare ad avere fiducia in sé stesse e nel mondo esterno. Attraverso percorsi fortemente personalizzati, i pazienti riescono a ricostruire la trama di senso che sorregge le proprie vite, rispecchiandosi in una concreta parte di sé che ha finalmente intravisto la luce, che è sbocciata bucando il velo di silenzio che la avvolgeva.

Non si tratta, quindi, di semplici “lavoretti”, ma di carte di identità capaci di rivelare emozioni, desideri e speranze attraverso la scelta di un linguaggio non-verbale, meno immediato ma non per questo meno autentico e spontaneo. L’unicità di ogni singola creazione -  e di ogni persona che l’ha   concepita - è emersa allora nella scelta dei colori, dei materiali da “fondere” assieme alla carta, del formato da attribuire ad ogni manufatto: cartolina da mostrare su un piedistallo, scrigno da aprire con cura e mostrare con discrezione, fotografia in prospettiva che muta rispetto al punto d’osservazione.

Questo felice quanto inaspettato incontro tra Arte e intimo bisogno d’espressione non sarebbe stato possibile senza l’intuizione di Camilla Lombardi, giovane volontaria dalla Casa delle Donne di Brescia: dopo aver ascoltato e compreso l’idea di Erica e Alessia, ha saputo guidarle verso “Casa Ozanam”, la struttura che dal 1995 dà rifugio e speranza a donne vittime di violenza, donne con problemi di tossicodipendenza e alcolismo, madri che vogliono far crescere in un ambiente familiare e protetto i propri figli.

Come tiene a puntualizzare Erica, questi progetti andrebbero promossi in altri contesti di disagio, come ospedali psichiatrici, carceri o reparti pediatrici, ma anche all’interno della “normalità” del percorso scolastico di bambini e adolescenti, per prevenire o fronteggiare fenomeni di bullismo o incomprensione tra coetanei, istituendo così una didattica fondata non solo su formule e nozioni, ma anche su emozioni e sentimenti.

Nel mese di giugno, le opere al completo verranno esposte nei locali del museo di Santa Giulia e potranno essere apprezzate gratuitamente dal grande pubblico.

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